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sinistra italiana Sinistra Italiana, ad Agrigento nulla si muove

Dal 17 al 19 febbraio si svolgerà il congresso che sancità la nascita di una forza politica che aspira ad attrarre ed unificare buona parte della miriade di frammenti che hanno caratterizzato il panorama politico italiano a sinistra dopo la scomparsa del Pci

- 15/02/2017

di Nino Cuffaro

Dal 17 al 19 febbraio si svolgerà il congresso di fondazione di Sinistra Italiana. Dopo un percorso durato diversi anni, si arriva alla costituzione di una forza politica in grado di attrarre ed unificare buona parte della miriade di frammenti, che hanno caratterizzato il panorama politico italiano a sinistra, dopo la scomparsa del Partito Comunista. Fra i promotori figurano personalità che hanno fatto la storia della sinistra in Italia: Luciana Castellina, Sergio Cofferati, Claudio Fava, Fabio Mussi, Corradino Mineo, Nichi Vendola.

Una nuova sinistra costruita sui valori fondanti dell'antifascismo, della difesa della libertà e della democrazia, della giustizia sociale; per costruire un'alternativa politica che abbia come obiettivo primario la redistribuzione del reddito e della ricchezza, la liberazione del lavoro dallo sfruttamento e dalla precarietà, la tutela i beni comuni e dell'ambiente, e per riaffermare e ampliare i diritti sociali e civili intesi, non solo come momento di emancipazione individuale, ma anche come strumento di crescita collettiva.

Se a livello nazionale, Sinistra Italiana è un tentativo serio di dare voce e rappresentanza agli ultimi, ad Agrigento, dove disuguaglianze economiche, povertà, precarietà e mancanza di lavoro, inefficienza dei servizi pubblici e disagio sociale sono ai massimi livelli, nulla si muove. Eppure, nelle ultime elezioni europee del 2014 il raggruppamento unitario della sinistra “L'Altra Europa con Tsipras”, pur in assenza di qualunque struttura territoriale organizzata, ha raccolto 606 voti in città e circa 4.000 in provincia. Segno evidente di un consenso diffuso e spontaneo che, se organizzato, può aspirare a raggiungere livelli da forza politica rilevante. Non una piccola casa per orfani di tante vicende politiche della sinistra, alle prese con una endemica litigiosità, ma un grande partito capace di una presenza non solo di testimonianza, ma in grado di produrre cambiamenti reali.

La provincia di Agrigento, peraltro, ha un pantheon ricco di personalità che hanno scritto pagine significative della storia della sinistra italiana: Cesare Sessa, partigiano, tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia di cui fu membro del comitato centrale e senatore; Totò Di Benedetto, antifascista della prima ora, segretario regionale del PCI, parlamentare, leader delle lotte contadine nel secondo dopoguerra; Accursio Miraglia , sindacalista antimafia, anch'egli protagonista delle lotte contadine e dell'occupazione delle terre incolte negli anni Quaranta; Vittoria Giunti, partigiana, primo sindaco donna della Sicilia a Sant'Elisabetta e direttrice della rivista Noi Donne; Francesco Renda, storico, sindacalista e primo segretario della CGIL agrigentina dopo la liberazione dal fascismo.

E non mancano certo esperienze politiche e culturali più recenti, che possono costituire un'utilissima base progettuale e programmatica per una ripartenza della sinistra ad Agrigento. Dalle battaglie ambientaliste degli anni Ottanta e Novanta, alle elaborazioni politiche e culturali di riviste come Suddovest e Fuorivista. Dai comitati per la difesa dei beni comuni, in primis l'acqua pubblica, ai comitati per la difesa della costituzione. Ricordando anche l'impegno di Lillo Miccichè per la tutela del centro storico e contro la privatizzazione del servizio idrico.

La fondazione di Sinistra Italiana è una buona occasione perché anche ad Agrigento si possa elaborare un progetto di cambiamento radicale, dando una solida veste organizzativa ad un'area diffusa di disagio e malcontento sociale, e rappresentando un riferimento ideale per chi crede ancora alla politica come progettualità ed agire collettivo per realizzare una visione condivisa del bene comune. Sarebbe paradossale che, là dove più ampio è il disagio sociale, proprio lì la sinistra politica fosse assente.

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