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Canale di Sicilia Niente polemiche sui morti, ma...

Azzardo però l'impressione che, insieme a tanta competenza e generosità, alcune iniziative nel Canale di Sicilia, seppure in parte ispirate da nobili sentimenti, appaiano troppo dirompenti per sfoggio...

di Vittorio Alessandro - 01/07/2016

Niente polemiche sui morti: su di essi, e sulla pietas, non possono sollevarsi argomenti di parte. Azzardo però l'impressione che, insieme a tanta competenza e generosità, alcune iniziative nel Canale di Sicilia, seppure in parte ispirate da nobili sentimenti, appaiano troppo dirompenti per sfoggio. Così fu per Mare Nostrum che avrebbe potuto consistere benissimo nel semplice rafforzamento di un soccorso costiero già ben collaudato. Così è oggi per il recupero del barcone con i suoi settecento occupanti da 375 metri sotto il mare.

Non oso dire che sarebbe stato meglio lasciare lì quei corpi, ma senza robot, tecnologie dirompenti e un esibizionismo scientifico che già mira altrove, quelle donne e quegli uomini sarebbero rimasti per sempre in fondo al mare come i moltissimi marinai che, nell'arco dei secoli, sono ancora lì ad abitare i propri relitti. Scuoterli oggi da questo stato immoto li restituisce alla loro condizione di morti ed erano invece un monumento, sia pure irraggiungibile al nostro sguardo (che se ne farebbe, il nostro sguardo, del resto? cos'altro dobbiamo sostenere dopo la vista di quel bambino trovato bocconi sulla spiaggia e portato via - in braccio, come un figlio - da un poliziotto?).

Quei settecento corpi, che hanno già subito tutte le ingiurie possibili (e forse quelle sopportate in fondo al mare non sono le peggiori), sarebbero stati il monumento alla disperazione, ma anche al teatro dell'assurdo che continua a svolgersi nel Canale di Sicilia laddove proprio l'impossibilità di ergere barriere dimostra la nostra incapacità di costruire ponti.

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